Molti dei lettori del blog avranno di sicuro un ottimo rapporto con il proprio pene.

Vogliamo portarti però in un posto particolare dell’ Islanda, uno degli stati più friendly al mondo, un paese molto curioso e che ha numerose attrazioni per richiamare i turisti. Una di queste è proprio il pene, in tutte le sue declinazioni. Il Museo Fallologico è un posto che potrebbe sembrare bizzarro, ma non lo è. L’idea di questa particolare collezione è venuta a Sigurður Hjartarson, ex preside e docente di storia e spagnolo in un istituto della capitale Reykjavík.

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Da Husavik a Reykjavík l’esposizione cresce con  280 peni di 93 specie.

Da prima conservati nella città di Husavik i 280 peni, conservati in barattoli di formaldeide, vennero trasferiti, nel 2012, nella zona dello shopping all’interno del museo dell’esplorazione. Il signor Hjartarson ha iniziato la sua collezione nel 1974 quando venne in possesso di una frusta fatta dal pene di un toro. Successivamente si è arricchita fino ad arrivare ad annoverare numero di peni collezionati appartenenti a 93 specie animali e umane.

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Tanti i pezzi della collezione; tazze, totem africani e oggetti fallici di ogni colore, consistenza, misura e forma. Tra quelli più importanti c’è, di sicuro, quello di una balena. Il pene del cetaceo conservato nel museo ha le riguardevoli misure di 170 cm per un peso di 50 kg. Viste le enormi dimensioni ne è stata conservata solo una sezione, poiché l’originale arriverebbe a pesare 300 kg circa. Tra orsi polari e tante altre specie, quello più piccolo, appartiene ad un criceto con soli 2 millimetri.

pene blog babaiolaCuriosa anche la sezione “folklore” con delle ricostruzioni immaginarie che ripercorrono la storia del pene e che sono state collegate a elfi e troll. Questi personaggi non li vedrai poiché, secondo la tradizione islandese, gli elfi e i troll sono invisibili. Dovrai accontentarti di vedere quello del tritone e di altre strane creature oppure lampade fatte di scroto di toro e un’incisione raffigurante la circoncisione di Cristo.

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Strane anche le forme, da quello barbuto a quello a cavatappi del maiale, c’è pure quello dell’uomo che ha deciso di donarlo una volta morto. Il Signor Pall Arason lo ha fatto per la scienza mentre il signor Mitchell ha preferito inviare il calco in gesso del suo pene. Viste le grandi misure si è dovuto trovare uno spazio adatto.

E’ certo che il pene attira sempre e che, questo museo, è l’esempio di fallocentrismo.

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