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Giornata Mondiale contro AIDS | Cosa c’è da sapere sulla Giornata Mondiale contro AIDS

By 28 novembre 2017 No Comments

La Giornata Mondiale contro AIDS si celebra il 1° Dicembre: sono tantissimi i club, nazionali e non solo, che per l’occasione indicono il Red Party, molto spesso volto a raccogliere fondi per la ricerca.

Seppur in maniera ridotta rispetto agli anni passati, l’AIDS colpisce ancora. Da malattia terminale a patologia cronica, il 1° Dicembre si tiene la Giornata Mondiale contro AIDS, in memoria di chi non ce l’ha fatta ed in favore di chi lotta, e lo fa senza paura.

“Lo scorso anno i casi segnalati – dice il rapporto del Coa, il Centro Operativo Aids – sono stati infatti 3451, un numero che però potrebbe aumentare nei prossimi anni a causa del ritardo di notifica. Scorporato, quel dato, vale 5,7 nuovi casi di infezione da Hiv ogni 100mila residenti, portando l’Italia al tredicesimo posto, con la Grecia, nella classifica delle nazioni dell’Unione Europea.”

L’Italia al tredicesimo posto, con la Grecia, nella classifica delle nazioni dell’Unione Europea.

Per Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’istituto superiore di sanità, in un’intervista rilasciata a Repubblica.it in occasione della Giornata Mondiale contro AIDS, “l’incidenza dell’Hiv sta lentamente diminuendo, al di sotto della soglia dei 3500 nuovi casi è vero ma consideriamo questo numero ancora alto, perché la percezione del rischio purtroppo è bassa. Vediamo difatti un aumento relativo nella percentuale di casi che vengono diagnosticati tra i giovani al di sotto dei 25 anni. Questo è dovuto un po’ a una perdita di memoria generazionale”. Rezza aggiunge: “Bisogna ricordare che l’infezione da Hiv ancora esiste, e che il serbatoio di infezione è ancora ampio. C’è una tendenza a una lieve diminuzione del numero di casi, ma il serbatoio di infezione tende ad aumentare perché la sopravvivenza delle persone con infezione da Hiv aumenta e ciò fa si che l’allerta sia sempre elevata”.

Vediamo difatti un aumento relativo nella percentuale di casi che vengono diagnosticati tra i giovani al di sotto dei 25 anni.

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Da poche settimane, prima della Giornata Mondiale contro AIDS, il ministero della Salute ha approvato il nuovo piano contro l’Aids 2017/19 . «I programmi volti ad arrestare la trasmissione dell’Hi sono finalizzati a proteggere l‟individuo e la comunità di riferimento e prevalentemente incentrati su interventi indirizzati a modificare comportamenti a rischio. La complessa natura dell’epidemia, tuttavia, implica la necessità di programmi di prevenzione combinati, che prendano in considerazione fattori specifici per ogni contesto, che prevedano anche programmi per la riduzione dello stigma e della discriminazione e nel rispetto dei diritti umani», si legge nel documento rilasciato dal ministero prima della giornata mondiale contro l’AIDS.

«L’importanza del coinvolgimento a pieno titolo e su tutti gli aspetti dei rappresentanti della società civile e delle popolazioni chiave è ampiamente riconosciuta dalle Autorità Sanitarie Europee e Internazionali. I programmi combinati possono essere implementati a livello individuale, di comunità e della popolazione generale e devono essere basati su evidenze in merito all‟andamento dell’epidemia. L’analisi di fattori quali le modalità di trasmissione dell’Hiv, le popolazioni chiave colpite dall‟infezione e i principali trend epidemiologici sono, quindi, elementi imprescindibili per sviluppare l‟intervento combinato più idoneo».

I piani combinati prevedono interventi in diversi ambiti:

  • Interventi sui comportamenti: comprendono azioni sui comportamenti a rischio (esercizio consapevole della sessualità, miglioramento dell‟adesione alla terapia, corretto uso del profilattico maschile e femminile, counselling).
  • Interventi di riduzione del rischio e del danno nelle popolazioni chiave: attraverso l’implementazione di programmi di offerta gratuita e sostituzione di siringhe sterili e di distribuzione di profilattici maschili e femminili, programmi di offerta attiva del test HIV, terapia sostitutiva, interventi sulle persone con IST.
  • Interventi farmacologici: strategie di prevenzione basate sull’utilizzo dei farmaci antiretrovirali (PrEP, PEP, TasP, terapia per prevenire la trasmissione materno-fetale).
  • Interventi strutturali: volti a ridurre la vulnerabilità all’infezione da Hiv legata a condizioni quali la povertà, la disuguaglianza di genere, la discriminazione e l’emarginazione sociale, con particolare riferimento alla discriminazione omo-transfobica e alle problematiche giuridico-legali riguardanti l‟esercizio della prostituzione, l‟utilizzo di sostanze e la presenza non regolare nel territorio nazionale.
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Fonti: Repubblica.it / BusinessPeople.it
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