Nel 2017, le sale cinematografiche hanno accolto numerosi film gay italiani e non. Ecco quali sono i film migliori film gay italiani e non scelti da Babaiola.com

Non è mai facile giudicare i film gay italiani e non: molto spesso, ciascuno si riconosce in uno o più personaggi per via della propria storia passata.

Tuttavia, esistono quei film gay italiani e non capaci di segnarti grazie alla loro capacità di non scadere nel banale, di non storpiare la realtà e di mettere in risalto la bellezza della normalità, anche in una coppia di sposi gay o nella vita di una persona transessuale.

Ecco le i quattro film gay italiani e non più affascinanti del 2017, scelti dalla redazione di Babaiola.com – e presentati grazie ai testi di CinemaGay.it – tra le tantissime pellicole offerte dal mercato cinematografico.

Nella lista anche uno dei nuovi film gay italiani, che segna l’esordio di una grande professionista del settore: Michela Andreozzi.

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Nove Lune e Mezza – Michela Andreozzi

Divertente opera prima di Michela Andreozzi, tutta centrata sul tema della maternità e della famiglia, quest’ultima considerata in tutte le sue varietà. Spiega Michela: “Volevo raccontare la famiglia. E sono partita dalle donne. Volevo fare il punto su dove sono arrivate, cosa vogliono, cosa sono disposte a fare. Che rapporti hanno con le altre donne, con gli uomini; alla fine è venuto fuori un film sulla famiglia forse perché la famiglia per me è la radice del mio albero. E volevo raffigurare queste famiglie per come le vedo: per quanto possano essere non tradizionali sono reali esistono e hanno il diritto di esistere.

Due donne di oggi, due sorelle, due modi diametralmente opposti di stare al mondo: Livia e Tina entrambe sulla quarantina, tanto unite quanto diverse. Livia (Claudia Gerini) è una violoncellista bella e sfrontata, dall’anima rock. Modesta, detta Tina (Michela Andreozzi), è un timido vigile urbano che ha messo da parte la laurea per il posto fisso. Entrambe hanno un compagno: Livia convive con Fabio (Giorgio Pasotti) un osteopata dolce e carismatico, Tina con Gianni (Lillo) un collega ordinario e intollerante.

Livia difende da sempre la sua posizione di donna che non desidera avere figli, mentre Tina tenta da anni di restare incinta, senza risultato: quando Tina, dopo tanti tentativi inizia a perdere la testa, Livia, consigliata dall’amico ginecologo, l’audace Nicola (Stefano Fresi), decide di portare avanti una gravidanza per lei. Nei successivi nove mesi, Livia dovrà nascondere la pancia crescente, mentre Tina fingerà di essere incinta, dando vita a una serie di situazioni tragicomiche che coinvolgeranno anche la famiglia di origine: una mamma campionessa di ragù, un padre idealista e sognatore, un fratello neocatecumenale con moglie devota e quattro figlie femmine.

Nel film, appena in secondo piano, c’è anche una famiglia gay, il ginecologo Nicola (Stefano Fresi) sposato col compagno Manfredi (Massimiliano Vado) e con due figli (adottati in Canada), una condizione che non viene proposta nè come portabandiera ma nemmeno come una situazione ridicola. Pregio dell’opera, non sempre allo stesso livello, è sicuramente quello di aver evitato qualsiasi macchiettismo, riuscendo comunque a divertire su un tema di grande attualità, visto da un’angolazione assai meno drammatica di quella proposta nel film “Una famiglia” di Riso.


Una Famiglia – Sebastiano Riso

Tra i film gay italiani del 2017 anche la seconda pellicola di Sebastiano Riso. Vincent è nato cinquant’anni fa vicino a Parigi, ma ha tagliato ogni legame con le sue radici. Maria, più giovane di quindici anni, è cresciuta a Ostia, ma non vede più la sua famiglia. Insieme formano una coppia che non sembra aver bisogno di nessuno e conducono un’esistenza appartata nella Roma indolente e distratta dei giorni nostri, culla ideale per chi vuole vivere lontano da sguardi indiscreti. In più, Vincent (Patrick Bruel) e Maria (Micaela Ramazzotti) sono bravi a mimetizzarsi: quando prendono il metrò, si siedono vicini, teneramente abbracciati. A volte cenano al ristorante, più interessati a guardarsi negli occhi che al cibo nei loro piatti.

Quando tornano a casa, fanno l’amore con la passione degli inizi, in un appartamento di periferia che lei ha arredato con cura. Eppure, a uno sguardo più attento, quella quotidianità dall’apparenza così normale lascia trapelare un terribile progetto di vita portato avanti da lui con lucida determinazione e da lei accettato in virtù di un amore senza condizioni. Un progetto che prevede di aiutare coppie che non possono avere figli. Arrivata a quella che il suo istinto le dice essere l’ultima gravidanza, Maria decide che è giunto il momento di formare una vera famiglia. La scelta si porta dietro una conseguenza inevitabile: la ribellione a Vincent, l’uomo della sua vita.


La Battaglia dei Sessi – Jonathan Dayton e Valerie Faris

Non è solo una sfida – la prima – tra un uomo ed una donna su un campo da tennis. E’ un vero e proprio percorso alla scoperta di se stessi, dei propri limiti e dei propri difetti, facendo tuffi sempre più pericolosi nel profondo della propria coscienza. L’esibizione tennistica del 1973 tra l’ex campione Bobby Riggs (Steve Carrell) e la campionessa Billie Jean King (Emma Stone), prima donna a venire onorata col titolo di miglior sportivo dell’anno da Sport Illustrated, è stato l’incontro di tennis più visto negli USA, allo stesso livello di un Super Bowl, con oltre 90 milioni di spettatori e più di 100 milioni d’incasso.

Con Billie Jean King seguiamo le difficoltà che deve affrontare una donna nel mondo maschilista dello sport, la durezza nel dover confrontarsi con l’omofobia dilagante, anche della concorrente Gladys Heldman (Sarah Silverman), la solitudine conseguente, soprattutto quando si raggiungono i massimi livelli, che porta ad uno stile di vita quasi ascetico. Poi abbiamo la scoperta dell’orientamento sessuale, il suo rapporto segreto con l’enigmatica parrucchiera Marilyn Barnett (Andrea Riseborough), illustrato con bellissime scene che ci mostrano l’intensa attrazione sensuale e l’impatto che questa storia può avere sia sul suo matrimonio con Larry (Austin Stowell) che sulla sua carriera sportiva, tutti elementi che accompagnano anche l’impegno nell’associazione delle donne tenniste e la lunga lotta per conquistare la parità di genere (all’inizio del film King si dissocia dalla Lega Nazionale del Tennis che accetta una enorme disparità di trattamento economico tra donne e uomini con questi ultimi che incassano otto volte di più).

Il film alla fine, pur restando nel solco della commedia, è una interessante storia contro le discriminazioni di genere e l’omofobia, in un tempo, non molto lontano, in cui le donne erano persone di serie B e lesbica era solo una parola sporca. Per questo motivo è nella classifica dei film gay italiani e non del 2017.


Una donna fantastica – Sébastian Lelio

Un film militante e mainstream nello stesso tempo, con qualche caduta nel didascalico (forse necessaria) e con momenti di tenera poesia. Vincitore del Teddy Award 2017 (era anche nel concorso principale della Biennale) con la seguente motivazione: “un film perfettamente realizzato, con un magnifico approccio cinematografico che ci presenta un racconto intimo ancora sottorappresentato. Un universo autentico e fermamente agganciato alla realtà. Con una performance ipnotizzante e naturale di Daniela Vega, attrice transgender, nel ruolo della protagonista Marina. Il regista Sébastian Lelio ha infuso comprensione e compassione in una storia di discriminazione ed emarginazione delle persone transgender”.

Marina e Orlando sono innamorati e programmano di trascorrere la loro vita insieme. Lei lavora come cameriera e adora cantare. Il suo amante, vent’anni più vecchio, ha abbandonato la sua famiglia per unirsi a lei. Una notte, mentre stanno tornando a casa dopo aver calorosamente festeggiato il compleanno di Marina in un ristorante, Orlando diventa estremamente pallido e rimane bloccato. All’ospedale, i medici non possono fare altro che confermare la sua morte.

Gli eventi successivi si accavallano velocemente: Marina si trova davanti ad un ispettore di polizia donna che le fa spiacevoli domande e la famiglia di Orlando la guarda con rabbia e sfiducia. La moglie di Orlando esclude Marina dal funerale e le ordina di abbandonare subito l’appartamento, che sulla carta è intestato a Orlando. Marina è una donna transgender. La famiglia del defunto si sente minacciata dalla sua identità sessuale. Con la stessa energia che una volta ha usato per difendere la sua decisione di vivere come donna, Marina, a testa alta, ora insiste per il diritto ad elaborare il suo lutto. Anche se tutto l’ambiente che la circonda cospira contro di lei, il film è decisamente dalla sua parte, mostrandoci una protagonista che, sebbene altamente segnata, è comunque forte e consapevole di come va il mondo, una donna veramente fantastica.

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